La storia e le origini

Seneghe è un paese con poco meno di 2.000 abitanti, situato sul versante sud-orientale del Montiferru a 305 metri sul livello del mare. Il suo monte, chiamato “Sos Paris”, si eleva fino a 800 metri sul livello del mare, e con i suoi 1.000 ettari di bosco, in prevalenza di leccio, è sicuramente fra i più belli in Sardegna.

Le fonti per questa ricerca sono il libro Seneghe, vita di un antico borgo rurale e altri documenti reperiti su internet. In pieno spirito di condivisione, questo testo è stato reso disponibile anche su Wikipedia, in modo da fornire informazioni più precise a chi esegue ricerche utilizzando la cosiddetta enciclopedia libera.

Origini del nome

Veduta aerea di Seneghe - Foto Francesco CubedduL’archeologo e storico Giovanni Spano (1) sostiene che il toponimo Seneghe deriva dalla voce fenicia scin, cioè dente, facendo riferimento all’aspetto della montagna che sovrasta l’abitato e la cui cima appare dentellata. Egli fa rimarcare che altre località hanno avuto lo stesso nome, come un distrutto villaggio della antica diocesi di Dolia ed un nuraghe dell’agro di Suni e, sull’origine di quel nome, cita addirittura il biblico Monte Sinai, dicendolo così chiamato per la sua cresta dentellata.

Monsignor Giovanni Antonio Deriu, parroco a Seneghe dal 1885 al 1927, in una monografia manoscritta ha sostenuto che sen, la radice del toponimo, è comune a quello di molte altre località dell’isola, come Senis, Senorbì, Sennori, rispetto alle quali non si può fare riferimento a nulla di “dentellato”. Inoltre, la radice s’ena, o bena, con l’aggiunta alla prima vocale della consonante b, nel dialetto seneghese, è comune a quella di varie località del territorio e significa “vena o striscia di fertile terra”. Se ne trovano diversi esempi in S’ena ‘e Bobboi (terra di Salvatore), Beneidi (terra di vite), Benalonga (striscia di terra lunga), S’ena ‘e su pirastru (terra di peri selvatici), Benandria (terra di Andria).

La seconda parte del toponimo (ghe) varia a seconda del periodo temporale di riferimento e degli scrittori, e in diversi documenti storici viene trascritto come Senege, Sehenes oppure Senecae. Infine, durante il dominio di Aragona e Spagna, e nel primo secolo della dominazione sabauda, il comune viene indicato come Senegui o Senegue nei documenti pubblici e negli atti notarili del periodo. Dalla metà del secolo XIX il toponimo è definitivamente fissato in Seneghe.

Il ghe del toponimo deriverebbe dalla lettera ebraica ghimel, da cui la voce ghil, che assume il significato di “allegra” o “alta”; quindi, secondo queste interpretazioni il nome di Seneghe significherebbe S’ena (terra) + ghe (alta), in virtù del posizionamento geografico in cima a una collina.

Deriu scrive nel suo manoscritto che «bene conviene a Seneghe il nome di vena di terra fertile, feracissima per frumento, olive vigne, castagneti, pascoli, con montagne ricche di boschi di sugheri e di elci, irrigata da copiose fonti di finissime acque».

La Storia

Testa di leone romana in bronzo

Grazie al felice posizionamento naturale del territorio, a Seneghe esistono numerosissimi altipiani e nel periodo nuragico ci fu un gran fiorire di costruzioni: proto-nuraghi, nuraghi, complessi nuragici con più torri, fortificazioni, di cui resta un impressionante numero di testimonianze. Sono almeno cento, cifra approssimata per difetto, alcuni dei quali ancora superbamente eretti o quasi completamente distrutti, a cui sono da aggiungere le numerosissime tombe a cumulo, tombe dei giganti, dolmen, menhir, betili.

Come non ricordare tra le tante, la bellissima Tomba dei Giganti sita in località Serrelizzos, oppure la stupenda “domo de janas” (2) posta nell’omonima località S’omo de sa Zanas. Non meno importanti e bellissimi sono i siti nuragici di S’Issizzu, dove troviamo una fonte sacra nuragica, e di Mesone Majore e Zippiriu.

I Fenici e ai Romani dimostrarono molto interesse per la zona di Seneghe. Ne sono testimonianza l’altissimo numero di reperti e siti pervenuti ai nostri giorni, quali oggetti d’utilizzo comune e in alcuni casi di resti di fondamenta di fabbricati. Esiste, ad esempio, al Museo Archeologico di Cagliari una bella testa femminile in marmo, donata dal precedente proprietario che l’aveva rinvenuta attorno al 1880 in località Barili. Dalla stessa zona proviene un medaglione in bronzo con tracce di doratura di ottima fattura e una piccola testa di leone, anch’essa in bonzo.

Dea MadreDel periodo fenicio possiamo trovare intatto in alcuni punti il selciato di una strada che portava da Cornus (3) al villaggio proto-sardo di Serrelizzos, località sita intorno alla superba reggia ciclopica di Mesone Majore. Questa strada era importantissima per i Fenici da un punto di vista strategico, in quanto garantiva il trasporto delle proprie merci dal mare ai monti del Montiferru, in quel tempo chiamati Monti Menomeni.

Anche della dominazione Romana rimangono numerose tracce. La più importante si trova nella località di Sa Funtana Fraigada, fonte termale risalente proprio al periodo romano. Inoltre, numerosi cimeli e utensili sono stati rinvenuti nelle zone di Barili, Cannas de Piscamu e Zippiriu.

Reperti romaniLe monete rinvenute indicano con precisione i periodi in cui le località del territorio furono abitate: alcuni bronzi punici con le spighe di Astarte (4) , dei bronzi con l’effige del Pater Sardus (5) , dei sesterzi e assi coniati da vari imperatori romani, e piccoli bronzi risalenti al tardo impero. Questi reperti dimostrano il perdurare della vita nella zona di Seneghe nel corso dei secoli.

Nell’area dell’attuale centro abitato esisteva un antico popolo già dai tempi dei protosardi. Questo centro rappresentava un punto di confluenza per coloro che stanziavano nel territorio, in modo da riuscire a contrastare le continue scorrerie dei popoli invasori. Col tempo molti si insediarono permanentemente, dando così origine alla Villa de Seneghe. Nel punto in cui sorge l’attuale casa Pili, in via Roma, furono rinvenuti i resti di un nuraghe durante l’ampliamento dello stabile nel 1947. Resti di mura megalitiche furono trovate nel punto in cui sorge la chiesa parrocchiale; con tutta probabilità si tratta di resti di un antico luogo di culto, al quale succedette un tempio cristiano e, infine, l’attuale costruzione.

Dopo il Mille il paese è citato nel “Condaghe”, ovvero il grande libro nel quale i monaci di S. Maria de Bonacatu di Bonarcado registravano i confini dei loro possedimenti. Nel 1191 la chiesa di Santa Maria viene dichiarata come facente parte della circoscrizione religiosa della mitria arborense, sotto Pietro, primo arcivescovo di Oristano.

Monete antiche rinvenute a SenegheNell’atto solenne di pace firmato tra Eleonora d’Arborea e il re Giovanni IV d’Aragona, il 24 gennaio 1388, vi sono nominati otto rappresentanti di Seneghe tra cui il maggiore Troisco Manca e altri giurati.

Le cronache del tempo ci raccontano che nel 1692 morirono oltre cinquecento abitanti, a causa di una pestilenza che cessò grazie all’intercessione di San Sebastiano Martire (6) . Il santo fu scelto in seguito dalla popolazione come patrono in segno di gratitudine, mentre la chiesa rimase intitolata all’Immacolata Concezione.

Dalla metà del secolo XVIII ebbe molti cittadini avviati agli studi, anche grazie al contributo del Convitto Nazionale di Cagliari. Attorno al 1850 il paese contava una popolazione di 2.150 abitanti. Di questi 650 erano agricoltori, 90 pastori e 50 erano applicati a mestieri ed altre professioni.

A cura di Raimondo Orrù e Stefano Flore

 

Note

  1. Nato a Ploaghe l’8 maggio 1803 e morto a Cagliari il 3 aprile 1878.
  2. Domo de janas significa, in italiano, casa delle fate.
  3. Insediamento sardo-punico localizzato vicino al mare, fra le note località balneari di S’Archittu e Santa Caterina, non lontane dai confini territoriali di Seneghe.
  4. Astarte fu una dea venerata nell’area semitica nord-occidentale.
  5. Sardus, nella tradizione letteraria, arriva in Sardegna dalla Libia, con uno stuolo di coloni, allo scopo di occupare, per primo tra gli invasori, l’isola che ne prende il nome. Stando ai testi antichi Sardus sarebbe quindi un eroe “libico”, diventato l’eponimo dei sardi, il loro Pater, o Dio.
  6. La festa del santo viene celebrata il 20 gennaio